
Molto spesso i cani occidentali sono vittime dell’“amore” eccessivo di persone che, spinte da un proprio senso di rivalsa, fanno di tutto affinché il loro cagnolino abbia e ostenti il massimo possibile (ciò che desidera la persona). È così che lo splendido animale cane viene ridotto ad uno strumento emotivo che, in qualche modo, risarcisce emotivamente e socialmente la persona che lo possiede.
Cani a cui non mancheranno profumi, cosmetici, shampoo e accessori “luxury”, ma a cui mancheranno l’amore vero, le passeggiate, le esperienze costruttive, le socializzazioni con i propri simili, il rotolarsi nel fango, il leccare le pipì, il mangiare l’erba, il bere dalle pozzanghere, l’annusare il mondo, l’essere felici. Insomma, saranno tutt’altro che cani (ma in fondo è proprio quello l’intento, nda).
Il mercato del lusso per i cani: i numeri di questa deriva
Quello del lusso per i cani è un mercato specifico che produce e commercializza beni e servizi esclusivi, di fascia altissima e non necessari alla sopravvivenza o alla salute biologica ed etologica dell’animale.
Profumi, cosmetici, gioielli, abiti, corredi per le cucce, gadget futuristici, trattamenti spa, ciotole in marmo, pelletteria ricercata…Tutte cose che nessun cane equilibrato e sicuro di sè vorrebbe, ma che sono fondamentali per le persone (vedi paragrafo sotto).
In Italia è difficile avere cognizione di quanto valga questo mercato, perchè le multinazionali più prestigiose attuano il c.d. “mimetismo di bilancio” e le statistiche non riescono a tener conto delle reali vendite: un collare da 10€ e uno da 1.500€ statisticamente saranno considerati “accessori per cani”, senza una reale distinzione di fascia.
Comunque si stima che il mercato del lusso si aggiri intorno ai 1,1 miliardi di euro all’anno (per dire: la stima per le spese veterinarie si aggira intorno ai 1,2 – 1,4 miliardi di euro all’anno). L’inutile e il superfluo elevati allo stesso livello dell’urgente e del necessario. Capite quanto stia diventando patologica questa deriva?
Secondo l’agenzia internazionale Stratistics Market Research Consulting il mercato globale del lusso relativo ai cani di famiglia si attesta a 8,6 miliardi di dollari per il solo 2026. Crescendo ad un tasso annuo del 7,2%, dovrebbe superare i 15 miliardi di dollari entro il 2034.
E’ paradossale che si chiami “mercato del lusso per i cani” e che ai cani in realtà non serva affatto, non apporta alcun miglioramento del benessere psico-emotivo ed etologico.
Ovviamente alle multinazionali del lusso non interessa assolutamente nulla dei cani, il loro vero target sono le persone che hanno bisogno di ostentazione e di “rivalsa”. E’ un mercato che specula sui cani puntando alle persone, che orgogliosamente si fanno trovare pronte.
Cosa penserebbero i cani?
Etologicamente penserebbero male, molto male. Proviamo a pensare da cani:
Profumi: Per tutti i cani, anche quelli considerati bimbi, è fondamentale preservare la propria “immagine olfattiva”. Questa rappresenta l’identità propria del cane (in questo video ho intervistato lo scienziato Roberto Cazzolla Gatti che parla del suo test dello “specchio olfattivo”). Il profumo maschera l’immagine olfattiva del cane creando disagio, in quanto crea un’alterazione della propria identità. Inoltre, per quanto costose, le fragranze possono risultare sgradite (anche perchè le fragranze sono scelte su preferenze umane e non canine, ma chi l’avrebbe mai detto…nda) e avere addosso l’odore sgradito può indurre stress e ipervigilanza oltre a compromettere la comunicazione tra cani.
Cosmetici: Il principale problema dei cosmetici è di natura normativa e fisiologica. A differenza dei cosmetici umani, i prodotti per animali sono soggetti a minori restrizioni legali e spesso vengono catalogati come semplici prodotti chimici di libera vendita, aumentando il rischio di formulazioni inadeguate. I prodotti per animali, quindi, sono immessi in commercio come “prodotti di libera vendita” e come tali possono contenere sostanze che invece sono proibite per i cosmetici ad uso umano.
Vestitini: Seppur di stoffe pregiate i vestitini possono limitare i movimenti, alterare la termoregolazione e provocare disagio o irritazioni cutanee. Alcuni cani li tollerano, altri manifestano chiaramente fastidio. La loro utilità dovrebbe quindi essere valutata in base ai bisogni reali dell’animale, non a criteri estetici.
La mancata elaborazione del lusso
Cosa alimenta questa tendenza del lusso su scala globale? Perchè riempire il cane di cose costose e superflue è quasi più importante dello stesso benessere del cane?
Antropomorfismo, umanizzazione, reificazione (ho parlato approfonditamente di questi concetti in questo libro) sono tra le più grandi maledizioni che i cani possano subire (purtroppo sono maledizioni caldeggiate e portate avanti da una certa cinofilia, molto attenta ad arruffianarsi le persone, nda).
Il cane reificato serve come un’estensione psico-emotiva della persona. Pertanto è di fondamentale importanza che questa estensione arrivi più bella e luminosa possibile. Attraverso il lusso per il cane ci si illude di raggiungere uno status elevato, di trovare un’identità esclusiva e importante, appagare un bisogno di appartenenza, raggiungere l’autostima, sentirsi “risarciti” (si proietta sul cane quello di cui si sente la mancanza e si è convinti di non poter avere).
Questa tendenza porta un enorme significato psicologico e sociologico, che andrebbe intercettato e capito. Anche perchè non serve nè ai cani, nè alle persone. Se vogliamo sono entrambi vittime di interessi economici (con la differenza che le persone decidono di esserlo, i cani lo subiscono senza avere alternative, nda) e sociali che germogliano sul disagio.
PER APPROFONDIRE:
libro: “Sei felice? – quanto costa ai cani il nostro <<amore incondizionato>>“
Luxury Pet Products Market Forecasts to 2034
Pet products a hidden health risk for owners and their animals
